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Colosseo

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Colosseo

La costruzione dell’Anfiteatro Flavio fu iniziata dall’imperatore Vespasiano (69 – 79 d. C.), che volle restituire all’uso pubblico l’area occupata dallo stagno artificiale neroniano annesso alla Domus Aurea. L’anfiteatro venne inaugurato da Tito (79 – 81 d. C.), figlio e successore di Vespasiano, nell’80 d. C., con cento giorni di festeggiamenti. Gli ultimi lavori furono condotti da Domiziano (81 – 96 d. C.). Dall’VIII sec. d. C. è noto con il nome di Colosseo, per la colossale statua di Nerone (54 - 68 d. C.) che si trovava nei pressi del monumento. L’anfiteatro era destinato ai combattimenti e ai giochi tra i gladiatori, munera, alle simulazioni di caccia ad animali feroci ed esotici, venationes e anche ad esecuzioni capitali esemplari, per le quali, a volte, si allestivano scenari ispirati ai miti; poteva contenere circa 73.000 spettatori che assistevano agli spettacoli dai posti a loro riservati in base alla categoria sociale di appartenenza: i posti più vicini all’arena erano occupati dalle categorie che godevano di maggiori privilegi, come i senatori e i cavalieri. L’arena nascondeva gli ambienti sotterranei che custodivano le attrezzature sceniche necessarie alle rappresentazioni e i montacarichi, con i quali venivano portati in superficie gli animali, i combattenti e le ambientazioni, suscitando la meraviglia degli spettatori. Una copertura mobile, il velarium, manovrata dai marinai della flotta di Misenum, il porto romano vicino a Napoli, garantiva riparo dal sole. I combattimenti tra gladiatori furono proibiti definitivamente, subito dopo il 438, dall’imperatore Valentiniano III (425 – 455 d. C.), mentre le venationes ed altre forme di spettacolo continuarono almeno fino al 483.

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